sabato 8 febbraio 2014

La città come memoria: "Il treno dell'ultima notte" di Dacia Maraini



Rieccoci in un'altra sessione del nostro Club!

La tappa del nostro viaggio letterario e reale per la città ha un sapore e un profumo antico: si parla infatti di città come memoria, come passato, come specchio dei nostri ricordi personali e collettivi. Città come diario collettivo, come coperta fatta di ritagli di ricordi felici e dolorosi, che a volte ci avvolge e ci protegge, a volte ci asfisia, non lasciandoci respirare.

Il libro che avete scelto in corrispondenza a questa sessione è "Il treno dell'ultima notte" di Dacia Maraini.



Siccome parliamo di memoria, ho scelto per voi un brano del settimo capitolo. Un testo che parla di avventure infantili, di come i sentimenti dei bambini molto spesso sfuggano alla comprensione degli adulti, ma rimangano indelebili nella memoria.
                                                        
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«Emanuele è caduto dal terzo piano. Per fortuna che c'era il cespuglio di more. Si è scorticato tutto ma non si è rotto nemmeno un osso». «Fortunato lui. Ha sette vite più di un gatto». «Gli torcerei il collo. Un giorno o l'altro ci lascia le penne». «Ha la passione del volo, non c'è niente da fare».

«Glielo darei io il volo!»

«Il padre l'ha preso a schiaffi, nonostante i graffi e i lividi che aveva già».

«La madre piangeva come un vitello».

«Gli ha dato pure un calcio».

«Ma chi?, il signor Karl Orenstein, quell'uomo tanto compìto che quando piove si tira su un poco i pantaloni e li fissa con un elastico alle caviglie?»

«Il signor Orenstein ha picchiato il suo unico figlio».

«E anche la amichetta di Emanuele, quella terribile Maria Amara, le ha buscate».

«Ma davvero? E perché?»

«Non lo sai? insieme stavano preparando un volo dalla cima della torre quattrocentesca di via Maffia».

«Con un motore, spero».

«No, con delle ali di stracci e carta tenute insieme da una struttura di legno». «Due matti».

«Stanno sempre insieme. Non riescono a tenerli separati. Quando il signor Orenstein ha chiuso il suo bambino a chiave nella stanza, lui è scappato dalla finestra e si è precipitato da lei. E dire che ha la camera al secondo piano». «Sempre con le ali?»

«No, aggrappandosi al tubo della grondaia».

«Che matto! Però carino. Sembra un cherubino con quei capelli biondi e gli occhi neri scintillanti».

«Non si direbbe ebreo».

«Anche lei è ebrea?»

«No, lei no, è solo innamorata».

«Anche i bambini si innamorano»

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Dopo aver letto questo brano, vi viene in mente qualche ricordo simile? Qualche birichinata di quando eravate bambini/e, che ha lasciato a bocca aperta gli adulti e che ricordate ancora con affetto e, magari, con un pizzico di orgoglio?



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Dopo la lettura del testo, procediamo ad un'analisi lessicale.
Nel brano sono presenti un paio di espressioni idiomatiche interessanti: siete in grado di individuarle?


Dopo averle trovate, cercate sinonimi o definizioni per spiegarle.

Adesso, verificate le vostre risposte cliccando in questo link:



Al lavoro!

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